Nonostante l’immobilismo politico, la criminalità era sotto l’attento controllo delle forze dell’ordine e della magistratura. Una delle più frequentate discoteche della città era da tempo nel mirino della polizia per il sospetto che vi si svolgesse un fiorente spaccio di sostanze stupefacenti. Secondo le moderne tecniche di indagine vari telefoni furono messi sotto controllo. La catena delle intercettazioni portò al consigliere comunale Baracchi attraverso il telefono del figlio abituale frequentatore della discoteca.

Fu così che le solerti forze dell’ordine e l’irreprensibile magistrato vennero a conoscenza di una tresca amorosa tra il consigliere Aristide Baracchi, irreprensibile padre di famiglia e tale Giuseppina Fizzi maritata Tempesti esercente insieme al marito una avviata macelleria in borgo San Frediano. Tali intercettazioni non avevano naturalmente nessun rilievo penale ma il fatto era troppo ghiotto perche qualcuno non ci inzuppasse il pane, infatti come succede spesso la notizia cominciò a circolare tantochè l’inserto settimanale del giornale locale riportò integralmente i dialoghi galeotti in cui la Giuseppina Fizzi maritata Tempesti apostrofava il suo amante: Aristide!! Sei i’ mio treno espresso!!! Tu se’ meglio di Furia!! ed altre vaghezze del genere.

Il ridicolo dilagava tra la gente e sui sui giornali, ormai, il consigliere Baracchi veniva citato con lo pseudonimo di Furia Cavallo del west. Le battute non risparmiavano neanche il marito della Giuseppina Fizzi che dietro il suo bancone ingoiava battute tipo: “ macellaro, o che ce l’ha du’ bracioline di cervo stamattina ?! Qualcuno più maligno azzardava: …mi raccomando, bistecca di chianino, sa… quei bovi con quelle belle corna?!

La situazione degenerò velocemente tanto che un pomeriggio inutilmente ostacolato dai vigili urbani di servizio, il Tempesti che di nome faceva Bruto si presentò in consiglio comunale brandendo la mannaia con cui sezionava i vitelli e chiamando a gran voce il Baracchi cominciò ad inseguirlo tra i banchi del consiglio. Il malcapitato si difendeva come poteva dai fendenti che i Tempesti menava a destra ed a manca facendosi scudo perfino con il corposo libro del regolamento comunale costato ai consiglieri mesi e mesi di lavoro per sancire finalmente ed in modo univoco che le cacche dei cani devono essere raccolte dai legittimi proprietari degli animali stessi.

Il Baracchi stava per avere la peggio quando un valoroso vigile urbano sprezzante del pericolo riuscì a placcare l’energumeno, alcuni colleghi prontamente accorsi si ammucchiarono sopra il Tempesti riducendolo all’impotenza con il peso dei loro corpi. I consiglieri che scampato il pericolo stavano uscendo da sotto i banchi, dove avevano trovato improvvisato ricovero, scoppiarono in un fragoroso applauso. Anche saldamente ammanettato il Tempesti non rinunciava a lanciare epiteti verso il consigliere Baracchi: Te e quella maiala………Vi ripiglio, vi ripiglio!!!!! Tentando di divincolarsi dai vigili urbani che lo trascinavano fuori dalla sala del consiglio.

Il giovane Sindaco, dall’alto del suo scranno assisteva impassibile alla scena ma la sua mente si agitava turbinosamente. Come poteva trarre vantaggio da questo fatto increscioso?

Appena l’aula si ricompose i consiglieri, tutti d’accordo presentarono una mozione in cui si facevano perentorie richieste di sicurezza personale per poter svolgere il mandato loro affidato democraticamente dai cittadini: scorte personali, macchine blindate e protezione per i loro familiari. La mozione stava per essere approvata all’unanimità quando il segretario comunale informò l’assemblea, e non era certo una novità, che le casse del comune erano vuote anzi, era urgentissimo reperire fondi per evitare il pignoramento delle motociclette dei Vigili urbani, pignoramento richiesto a fronte del mancato pagamento dei servizi di pulizia dei gabinetti di Palazzo Vecchio, appaltato alla cooperativa di disabili “La rifiorente”.

Al mancato voto seguì un accanito dibattito che frantumò l’unità precedentemente raggiunta con reciproche accuse di malgoverno, clientelismo, perfino la celebrazione del centenario del famoso poeta popolare fiorentino (trippaio ambulante nella vita comune) Antonino Pelagatti, faticosamente deliberata qualche settimana prima fu rimessa in discussione con l’accusa di spreco di denaro pubblico.

(continua)