La sitazione della città, al presente non si presentava drammatica nonostante l’immobilismo amministrativo, il turismo continuava a tenere e dava l’illusione che sarebbe durato in eterno. Drammatica però appariva la situazione a chiunque avesse spinto il suo sguardo oltre il futuro prossimo: la perdita delle grandi industrie e delle importanti compagnie finanziarie relegava la città ed il territorio ad un ruolo assolutamente terziario. Sarebbe bastato il turismo a sostenere la città?

Il giovane Sindaco tornando a casa nella sua auto blu era attanagliato da questo atroce dubbio. Anche quella volta la riunione del Consiglio Comunale si era conclusa con un nulla di fatto, ogni questione si impantanava in obiezioni speciose, particolarità inconsistenti che davano ad ogni consigliere visibilità e parvenza di combattività, insomma il problema primario di ciascuno era garantirsi la rielezione, non certo amministrare la città.

Il giovane Sindaco, giovane di eta ma con grande acume politico si convinceva ogni giorno di più che era necessaria una svolta radicale nella politica cittadina. Era necesario escogitare un progetto che avesse la capacità di aggregare innanzitutto i poteri forti della città: albergatori, ristoratori, commercianti, venditori ambulanti. Trovato questo collante la cittadinanza e quindi i Consiglieri sarebbero venuti dietro a creare una maggioranza in grado di affrontare le decisioni epocali per il futuro della città. Era necessario trovare un luogo al di fuori delle dispute quotidiane, per liberare la mente e riflettere.

Il monastero dell’Incontro gli parve il luogo adatto dove cercare idee e soluzioni al suo progetto. In quell’eremo incontaminato dove il Beato Gherardo da Villamagna trascorse la vita in preghiera e penitenza avrebbe trovato l’ispirazione alle battaglie future. I frati che praticavano ancora l’accoglienza lo alloggiarono in una spoglia e monacale celletta dalla cui finestra, però, lo sguardo spaziava lungo tutta la valle dell’Arno. Firenze spalmata fino a lambire le colline spiccava con la cupola del Brunelleschi, il campanile di Giotto, il Ponte vecchio, Ponte a Santa Trinita, Palazzo Vecchio. Per un momento, ma solo per un momento si sentì piccolo, veramente piccolo di fronte ai giganti che l’avevano costruita. Ma fu solo un breve palpito, subito la sua mente ritornò alle miserie della politica. Trascorse così un paio di giorni in completo isolamento tra lunghe passeggiate nei boschi e pisolini pomeridiani favoriti dalla gustosa cucina dei frati. Fu durante il risveglio di uno di questi, quando il torpore svanisce lentamente e lo stomaco si prepara al gusto di un buon caffè che avvenne un fatto straordinario: ebbe una visione! L’ elettrice Palatina, paludata come nella statua dietro a San Lorenzo gli apparve con tutto il suo regale portamento. Sto sognando, mormorò tra se stropicciandosi vigorosamente gli occhi ma la visione tardava a svanire finche completamente sveglio la osservò attentamente. La granduchessa lo fissava con sguardo benevolo e con le braccia protese gli porgeva un oggetto che faticò un poco ad identificare. L’oggetto misterioso si rivelò essere i modello di un magnifico stadio per il gioco del calcio con intorno impianti sportivi, piste per atletica, piscine e sulla torre di maratona garriva al vento una grande bandiera viola. La visione, così com’era apparsa svanì lentamente lasciandolo frastornato e incredulo seduto sulla sponda del letto.

(continua)