La basilica di San Pietro è addobbata come per le grandi occasioni, sulla facciata un grande drappo e con l’immagine mite e serafica del più grande calciatore di tutti i tempi Giancarlo Antognoni, che in questa giornata memorabile assurgerà agli onori degli altari con il nome di San Giancarlo goleador per ricordare ai fedeli, oltre i suoi straordinari meriti verso la diffusione della nostra fede cattolica, il suo straordinario senso del gol.

La piazza è gremita fino all’inverosimile, nel primo settore prospiciente la facciata della

basilica sono schierate a scacchiera tutte le squadre di calcio italiane del campionato di serie A con le loro monture di gioco e la bandiera.
Più grande di tutte, in prima fila, la bandiera viola con giglio, giusto riconoscimento a quella società che è stata il brodo di cultura per la formazione calcistica e spirituale del serafico Giancarlo.
Nel secondo settore, schierate con le stesse modalità, tutte le grandi squadre europee, i bianchi del Real Madrid, i biancorossi della Dynamo di Mosca, i rossi del Bayern di Monaco, i red devil del Liverpool, i blugranata del Barcellona, i rossi del Benfica, i rossi del Mancester United. Nel terzo settore, a riempire l’altra metà della piazza una grande striscia giallo verde del mitico e cattolicissimo Brasile e subito dietro, una altrettanto

grande striscia biancoceleste argentina dell’inarrivabile Maradona. La folla gremisce tutto il resto della piazza fino a metà di via della Conciliazione, nessuno, dalle più piccole squadre di provincia alle nascenti formazioni africane, cinesi, australiane, aveva voluto rinunciare a questo evento, a portare la loro testimonianza alla fede cattolica ritrovata attraverso lo sport più bello del mondo: il football!
Il colpo d’occhio è straordinario e straordinaria è soprattutto l’atmosfera di sereno antagonismo sportivo che questa folla oceanica trasmette attraverso le televisioni di tutto il mondo che trasmettevano l’evento e che soltanto dieci anni fa’ sarebbe stata impensabile.
A quel tempo la situazione nel mondo del pallone era del tutto degenerata, la violenza si era impadronita totalmente del mondo del

calcio ed ormai sia prima che dopo le partite si svolgeva un campionato parallelo disputato tra opposte tifoserie con sprangate sassaiole e violenze varie. Il numero dei contusi, dei feriti o addirittura dei morti assegnava il punteggio per la classifica di questo sconsiderato torneo. Il fenomeno era così dilagante che le forze dell’ordine non riuscivano più a contenerlo, si era tentato di blindare le città, i paesi, durante le partite domenicali o infrasettimanali, anche ricorrendo all’esercitola ma il fenomeno dilagava, così le forze dell’ordine, concordi tutti i Prefetti, avevano abbandonato la partita.
Liberi dalla interposizione della polizia, questi scervellati potevano tranquillamente massacrarsi a vicenda in apposite arene

predisposte a fianco degli stadi, con il sollievo di quei cittadini che non amanti del calcio potevano tranquillamente passeggiare per la città senza il rischio di rimanere coinvolti in risse, sassaiole e violenze varie.
Dentro gli stadi sulle gradinate destinate alle opposte tifoserie erano state tolte barriere e transenne per favorire gli scontri.
Il pubblico cosiddetto pacifico occupava altri settori dello stadio e anche lì talvolta non ci si accontentava delle sola violenza verbale. I vari dirigenti della Federcalcio che si succedevano a ritmo frenetico cercavano di gestire la situazione ma gli enormi interessi che gravitavano intorno frenavano qualsiasi provvedimento radicale. I presidenti cambiavano praticamente ogni sei mesi e quando fu esaurito l’elenco dei manutengoli ci fu qualcuno che fece il nome di Giancarlo Antognoni, il campione ormai a riposo

conduceva una vita appartata e all’insaputa di tutti era entrato in un ordine religioso che praticava la contemplazione e la preghiera. Antognoni fu eletto con il consenso di tutti, convinti che sarebbe stato un uomo di facciata e nessuno avrebbe mai sospettato, neppur lontanamente, la rivoluzione che questo grande calciatore e fervente religioso avrebbe attuato in quello che era ormai lo sport di massa più praticato del mondo.
Uno dei primi provvedimenti che riuscì ad attuare fu, spolverando la memoria di padre Eligio, l’istituzione del consigliere spirituale obbligatorio per tutte le squadre, subito dopo rese istituzionale la visita collegiale al Santo Padre. Questi provvedimenti furono accolti come una manifestazione folcloristica che non avrebbe certamente disturbato interessi economici ed intrallazzi vari. Sempre con il

suo fare serafico, condizionò, in accordo con i dirigenti dei maggiori network che non si sentivano di opporsi ad una iniziativa così spirituale l’autorizzazione a trasmettere partite televisive a patto che venisse trasmessa anche la messa domenicale, celebrata durante l’intervallo delle partite. Naturalmente la funzione religiosa non poteva durare più del quarto d’ora regolamentare ma non era possibile accorciare la messa che durava minimo venti minuti, ci fu una serrata trattativa tra la Federcalcio e Congregazione per i sacri riti e faticosamente fu raggiunto un accordo per un intervallo di 20 minuti, spostando però la distribuzione dell’Eucarestia alla fine della partita.
Antognoni cominciò a presenziare alle partite indossando un saio rigorosamente bianco, per

non provocare partigianerie, ma in onore alla suo vecchia squadra di appartenenza portava ricamato dalla parte del cuore un piccolo giglio rosso in campo viola.
La grande capacità della chiesa cattolica di rigenerarsi, anche attraverso uomini umili ma dotati della grande forza della fede ed illuminati dallo Spirito Santo, era scesa in campo schierando le milizie dell’ Opus Dei, I Focolarini, Comunione e liberazione, ecc. che si recavano allo stadio in colorati cortei, inneggiando ciascuno alla propria squadra del cuore.
La Messa nell’intervallo fu accolta con indifferenza ed una punta di noia dagli spettatori che in principio tutto facevano anzichè seguire il rito, ma piano piano, la manifestazione di devozione dei vari gruppi di militanti citati prima e l’intervento di grandi

predicatori creò una crepa nel muro di indifferenza iniziale fino a dilagare in questo mondo esagitato e pieno di violenza, stimolò nell’animo di ognuno il ritorno alla spiritualità, antichi ricordi di catechismo e prima comunione ed era straordinario vedere tifosi di fede opposta si abbracciavano al momento dello scambio del segno della pace. La parola del Signore usciva dalle chiese ormai deserte e tornava tra le masse intrise di materialismo. Settori sempre più vasti delle gradinate, presidiati dai militanti rispondevano alle parole del celebrante cantando a squarciagola gli inni della Messa ed innestando l’effetto di emulazione ben conosciuto dagli organizzatori di masse ed agit-prop di buona memoria. Gli stadi ricominciavano popolarsi di bambini e di

famiglie, ed i grandi predicatori dei Carmelitani scalzi, dei Francescani ebbero l’opportunità di portare la parola del Signore vicino al cuore delle masse, applauditi come i grandi goleador. Le violenze piano piano scomparirono e resero di nuovo questo sport esempio di leale competizione, godibile da tutti. Le partite di calcio ritornavano ad essere una vera grande festa dello sport e nello stesso tempo riavvicinavano i fedeli alla celebrazione domenicale, all’Eucarestia, alla preghiera ed alla fede.
Giancarlo presenziava instancabilmente le manifestazioni sportive, dai grandi derby alle partite di calcetto tra amatori, portando con la sua presenza, il richiamo alla spiritualità ed alla fede ed innumerevoli furono le guarigioni miracolose di famosi calciatori alle loro giunture miliardarie.

La sua morte, avvenuta un pomeriggio domenicale di due anni fa’ precipitò nel dolore e nello sgomento tutto il mondo del calcio e non solo.
Con voce rotta dall’emozione, gli speaker annunciarono la ferale notizia, i maxischermi si spensero improvvisamente, il gioco si interruppe senza neanche il fischio dell’arbitro e tutti i giocatori rimasero immobili, perfino l’erba del campo sembrò perdere il suo gioioso verde smeraldino, un silenzio attonito si abbattè su tutti gli stadi, i campi di calcio delle serie minori, perfino sui campi di calcetto dove per tradizione e svago domenicale si celebrano le antiche sfide tra scapoli e ammogliati. Improvvisamente un mormorio cominciò a serpeggiare tra gli spalti ammutoliti, e cresceva, cresceva fino ad

esplodere in un grido liberatorio, dilagante su tutta la penisola:

GIANCARLO… SANTO…SUBITO! GIANCARLO… SANTO… SUBITO!. GIANCARLO… SANTO…SUBITO! GIANCARLO… SANTO… SUBITO!

Nei giorni seguenti si celebrarono le esequie di Stato e fu decretato il lutto nazionale, il ricordo di questo grande calciatore, di questo straordinario araldo della fede cattolica rimarrà imperituro nei cuori sportivi di tutti. La rivoluzione spirituale operata da questo piccolo grande uomo ha consentito, caso più unico che raro nella storia bimillenaria della nostra religione cattolica, la sua beatificazione a solo due anni dalla sua morte.

1 Febbraio 2090
Da Roma, Piazza S. Pietro